Vertova riscopre Costante Coter. La mostra, a cura di Fernando Noris, dal 31 ottobre al Centro Culturale Giovanni Testori

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Nove sculture di Costante Coter, accanto alle opere di una trentina di artisti che raccontano il contesto storico e artistico in cui si è sviluppata la sua ricerca. Dal 31 ottobre al 28 novembre 2026, il Centro Culturale Giovanni Testori, nell’ex Convento dei Cappuccini di Vertova, ospita “Costante Coter e gli artisti del suo tempo”, un’esposizione che riporta nel paese d’origine le opere dell’artista nato a Semonte nel 1899 e scomparso a Bergamo nel 1972. Promossa dal Comune di Vertova in collaborazione con lo Studio d’Arte San Tomaso e Promoserio e curata dallo storico dell’arte Fernando Noris, la mostra è stata resa possibile grazie alla disponibilità di Ernesto Coter, figlio dell’artista.

Il percorso ricostruisce il contesto in cui Coter si è formato e ha lavorato, facendo emergere i rapporti tra scultura e pittura e gli scambi che hanno accompagnato l’evoluzione delle arti figurative a Bergamo. Dalle botteghe alla Scuola d’Arte Andrea Fantoni, dall’Accademia Carrara al Circolo Artistico Bergamasco, la sua vicenda si intreccia con quella di un ambiente in cui il sapere artigiano e la ricerca espressiva alimentavano il lavoro di più generazioni. 

“La cultura di una comunità non si misura soltanto nella custodia del proprio passato, ma nella capacità di farne una presenza viva, capace di parlare al presente e orientare il futuro. La mostra ‘Costante Coter e gli artisti del suo tempo’ nasce da questa convinzione: riscoprire un protagonista della scultura del Novecento e restituirgli il posto che merita nella storia artistica del territorio. Riportare le sue opere a Vertova, negli spazi del Centro Culturale Testori, significa ricomporre un legame tra l’artista, i luoghi delle sue origini e la comunità a cui appartiene la sua storia. Ringraziamo la famiglia e in particolare la disponibilità di Ernesto Coter, che ha reso possibile condividere questo patrimonio con la nostra comunità, trasformando una memoria custodita nel tempo in un’occasione di conoscenza collettiva. È anche attraverso gesti come questo che la storia di un artista supera la dimensione privata e diventa parte dell’identità culturale di un paese”, commentano il sindaco Riccardo Cagnoni, il vicesindaco e assessore alla Cultura Chiara Tisat e l’assessore ai Lavori Pubblici Giambattista Panza.

Formatosi a Milano con Ernesto Bazzaro, Coter si trasferisce nel 1926 a Roma, dove collabora con Angelo Zanelli alle statue monumentali destinate al Capitolium dell’Avana. Partecipa alle Biennali di Venezia del 1928 e del 1930 e sviluppa una produzione che comprende opere monumentali, ritratti, medaglie e soggetti di arte sacra. A Bergamo realizza il portale bronzeo della chiesa di Santa Maria delle Grazie e il grande bassorilievo della Borsa Merci, mantenendo nel tempo il rapporto con la comunità di origine.

Le nove sculture esposte restituiscono la varietà di questa ricerca attraverso materiali, tecniche e soggetti differenti. Si parte dalla Maternità del 1928, in legno, per incontrare i bronzi della Madonna, della Pomona e del Pesce, le terrecotte della Madonna con Bambino e del Crocefisso, fino all’Arlecchino in bronzo, alla Figura femminile in peltro e alla Madonna con Bambino a bassorilievo in argento. Il confronto permette di osservare il passaggio dalla purezza delle forme alla consistenza del modellato, dal rigore geometrico dell’Arlecchino alla descrizione più naturalistica della figura femminile.

“La scultura di Costante Coter ha sempre rivestito il carattere di una particolarissima, ostinata, pratica multiforme da tanti punti di vista. Innanzitutto tecnico, avendo lo scultore sperimentato e praticato tutte le possibili varianti dell’uso della materia: i legni, il bronzo, il fuoco, crete e terrecotte, marmi e pietre, peltro e metalli preziosi; e poi, contestualmente, le soluzioni a tuttotondo, a sbalzo, a incisione, a basso e alto rilievo, nelle sue più evolute e diversificate realizzazioni monumentali, intime, di piccolo e medio formato, di cesello, di bozzetto”, scrive Fernando Noris nel testo critico che accompagna la mostra. Alla varietà delle tecniche si affianca una ricerca che muove dalla tradizione lombarda e dalla lezione di Ernesto Bazzaro, aprendosi al confronto con la scultura contemporanea e con quella dei secoli precedenti. 

L’inaugurazione è in programma sabato 31 ottobre alle ore 17:00. 

La mostra sarà visitabile fino a sabato 28 novembre 2026, dal venerdì alla domenica dalle 15 alle 19, al Centro Culturale Giovanni Testori (ex convento dei Cappuccini), in via Convento a Vertova. 

L’ingresso è gratuito.

Per informazioni: www.valseriana.eu


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